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Catania sulla rotta del fallimento: in vendita le case popolari Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Oliveri   
martedì 07 ottobre 2008
 

sigillo-sequestro.jpgCatania sta rischiando grosso, rischia un fallimento in pieno stile tarantino: non come il regista americano ma come la città di Taranto, vittima come Catania di amministratori molto poco affidabili che hanno fatto del furto di denaro pubblico una arte ed un mestiere.

Per Taranto però, l'ammontare di ammanchi e debiti era di circa 600 milioni di euro. A Catania le stime parlano di quasi un miliardo, quasi il doppio. E il dissesto di Taranto era considerato il più grande della storia d'Italia.

Il sindaco Raffaele Stancanelli, eletto nelle file del Pdl e che orgogliosamente si dichiara l'ultimo fascista rimasto a Catania, ha dichiarato che il buco nel bilancio è di "soli" 357 milioni, ma più fonti (anche interne al consiglio comunale) parlano di non meno di 800 milioni. Ovviamente il merito della questione non sta sulla cifra, ma su chi ha causato questo enorme debito.

L'ex sindaco Scapagnini, adesso "premiato" con una poltrona in parlamento dal suo paziente Berlusconi (Scapagnini è il medico personale del Presidente del Consiglio) e condannato a 2 anni e 6 mesi per abuso d'ufficio, trova il coraggio e la sfacciataggine di definire "vomitevole" l'atteggiamento dei dirigenti del Comune, che in piena crisi finanziaria hanno trovato le risorse per intascarsi 2 milioni di euro in non meglio definiti "premi di produzione". Tutto ciò nonostante l'immondizia arrivasse ai livelli di Napoli perché i netturbini in sciopero non ricevevano lo stipendio da mesi, nonostante le strade siano ancora al buio perché il comune non paga il fornitore di energia elettrica, nonostante i servizi più elementari non vengano garantiti.

 

Catania è diventata una "città-pattumiera": tralasciando i rifiuti accumulati in prossimità dei cassonetti, le strade non vengono più pulite da mesi. Tra un po' non ci saranno neanche più quelle da pulire, visto che la manutenzione stradale non esite più e le buche si sono strasformate in pericolose voragini.

Il catanese medio - anarchico sui generis - fa della Cosa pubblica una sua proprietà personale a danno di pedoni e di altri cittadini meno incivili, tanto i controlli non vengono più effettuati: un po' perché la polizia municipale dice di non avere "neanche la benzina per spostarsi con la macchina", un po' perché nel caos ci si sguazza e ne si approfitta per "imboscarsi" e per non lavorare. Le multe le fanno solo gli ausiliari di SoStare, società mezza privata che gestisce le "strisce blu", peraltro fuorilegge perché il 50% degli stalli riservati a parcheggio gratuito non è mai stato rispettato.

 

I parcheggi, che dovevano essere il "fiore all'occhiello" della nuova Catania di Scapagnini, sono chiusi: sempre se si parla di quelli già realizzati, perché quelli promessi sono sotto sequestro (il parcheggio "Europa", che invece di snellirlo lo avrebbe attirato il traffico, visto che - Scapagnini e la sua giunta - oltre l'area di sosta volevano costruire un centro commerciale), oppure i lavori non sono mai iniziati. Si vedano i parcheggi "Verga", '"Umberto", "Lupo": immensi cartelloni annuciano - sfavillanti e beffardi - l'imminente inizio dei lavori. Sono così da qualche anno, e non s'è ancora vista neanche una ruspa. Chissà che fine avranno fatto i fondi destinati a questi miraggi.

Il bello è che ancora sugli LCD montati a bordo degli autobus AMT gira ancora il vecchio ed irritante video promozionale di Catania cambia Catania, ovvero promesse mai mantenute e già cadute nel dimenticatoio (aree verdi, i famosi parcheggi, il completamento della metropolitana e via discorrendo).

 

Adesso la città ha ricevuto 140 milioni dallo Stato, che sono appena sufficienti a coprire il disavanzo del 2006. Ovviamente questi soldi non bastano, e Stancanelli ha approntato un piano di rientro che prevede la vendita ai privati delle case popolari, già carenti e insufficienti nel numero a coprire le richieste;  la vendita di immobili anche storici di proprietà del Comune (più volte la Sovrintendenza ai Beni Culturali è dovuta intervenire per bloccare alcuni acquisti); la conversione forzata di aree agricole in terreni edificabili; l'aumento inesorabile delle tasse comunali.

 

Gaetano Tafuri
Gaetano Tafuri
Il problema è che Stancanelli fa il santo, quello che non ha colpe, colui che "prega il Presidente del Consiglio di aiutare Catania". In realtà il nuovo sindaco non è un uomo nuovo, calato dall'alto nel panorama politico catanese: c'era anche lui quando Scapagnini e la sua giunta sperperavano il denaro delle casse comunali, lui e l'ex sindaco fanno parte del medesimo partito e la giunta "vecchia" con quella "nuova" si somigliano fin troppo.

A Catania i palazzi del potere vengono occupati sempre dalle stesse persone, gli incarichi "girano" e non vengono tolti o assegnati, gli assessori e i dirigenti sono sempre gli stessi: per queste persone non c'è pericolo di rimanere senza lavoro e senza carica pubblica. Un esempio lampante è Gaetano Tafuri: ex assessore al Bilancio e di conseguenza almeno in parte responsabile del dissesto, è stato "mantenuto" al potere con una serie infinita di cariche: dalla pagina sul sito del Comune si legge che l'avvocato "è componente del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Catania, consulente progettista nell’ambito degli appalti pubblici di lavori per la realizzazione di studi di fattibilità e consulente giuridico di pubbliche amministrazioni, specializzato in fonti rinnovabili ed energetiche. E’ legale e consulente esterno della Banca di Credito Cooperativo di Pachino e della Babcock&Brown, banca di affari americana, con filiale a Milano, e legale esterno del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O.N.I). Dal 2005 fino ad oggi è stato consigliere comunale dell’Mpa" . Ciliegina sulla torta, adesso è anche ai vertici dell'FCE, ovvero la Ferrovia Circumetnea, società che ha in gestione la Metropolitana di Catania. Come dire: oltre il danno, la beffa.




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Tags : Fallimento, Catania, Stancanelli, Scapagnini, Tafuri, Parcheggi, Berlusconi, Taranto


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