Processo All Iberian: Berlusconi salvato dalla legge su misura. Il Premier e le sue leggi "Ad Personam"
dopo
nove lunghi anni si arriva ad una sentenza, ma l'accusa viene distrutta
dalla Legge sul Falso in Bilancio, approvata nel 2002 dalla maggioranza
guidata dallo stesso imputato Berlusconi, che nel frattempo era
diventato Presidente del Consiglio.
In questi anni, Berlusconi e
la sua maggioranza hanno escogitato di tutto pur di far chiudere i
processi nei quali sono coinvolti il Premier e i suoi amici.
Prima
di tutte la legge sull'immunità parlamentare del 2003, che contiene il
famoso Lodo Maccanico: un ingegnoso scudo per le cinque cariche
istituzionali più importanti, tra le quali, guarda caso, il presidente
del consiglio.
La norma obbligava la sospensione dei processi fino alla fine del mandato, per far si che il reato andasse in prescrizione.
Ma
l'elenco è lungo: 1) La legge sulle rogatorie che ne ha limitato l'uso;
2) la legge sul conflitto di iteressi che esclude sì dal governo chi
dirige personalmente televisioni, giornali, industrie: ma non chi li
possiede. Ovvero Berlusconi; 3) la legge “Cirami” sul legittimo
sospetto, in modo da evitare le sentenze del tribunale di Milano,
titolare dei processi contro Berlusconi e la sua combriccola; 4) la
legge “Salva Previti” che accorcia i termini delle prescrizioni; 5)
l'estensione del condono edilizio alle zone protette, facendo rientrare
nella norma anche la lussuosa villa del premier “La Certosa”, segretata
dallo Stato come "sensibile obiettivo militare e terroristico".
Per non parlare delle mini leggi e norme locali che agevolano altri amici.
Palesemente, davanti gli occhi di tutti, Berlusconi ha usato l'Italia e
la democrazia per pararsi il fondoschiena da ciò che lui dichiara
"attacchi illegittimi", ossia le conseguenze dei comportamenti illegali
perpetuati dal Premier negli anni da imprenditore, e non solo i suoi.
Ciò
che scandalizza è anche il fatto che gli è stato permesso fare ogni suo
comodo, senza che nessuno parlasse. Berlusconi è ancora lì, che si
vanta (non contando il fantomatico "bis") del suo governo come il più
duraturo. Cosa che non sarebbe mai successa in una vera democrazia.
Berlusconi "assolto per legge" - La storia del processo All Iberian
(di Luigi Ferrarella su Corriere.it)
Dopo 9 anni di un processo di primo grado, tre volte azzerato da
eccezioni procedurali e dunque quattro volte ricominciato da capo, la
seconda sezione del Tribunale di Milano assolve Silvio Berlusconi
dall’imputazione di falsità contabili per 1.000 miliardi di lire nei
bilanci Fininvest 1989-1995 «perché il fatto non è più previsto come
reato dalla legge» nuova sul falso in bilancio. Quella approvata
nell’aprile 2002 dalla maggioranza parlamentare dell’imputato diventato
nel frattempo presidente del Consiglio, ed elaborata con l’apporto
significativo di uno dei suoi avvocati, il professor Gaetano Pecorella,
deputato di Forza Italia e presidente della Commissione Giustizia della
Camera. La formula arricchisce la gamma dei proscioglimenti di
Berlusconi, aggiungendosi a 6 prescrizioni, 4 assoluzioni nel merito e
una amnistia.
Dal 1996 la Procura, ritenendo d’aver individuato la «tesoreria»
occulta di Fininvest nella galassia off-shore architettata
dall’avvocato inglese David Mills attorno alla «All Iberian», imputava
all’imprenditore Berlusconi di aver utilizzato i contestati fondi
extrabilancio per «l’ottenimento di frequenze televisive in violazione
dei presupposti di legge»; per «scalate occulte di società quotate (
Rinascente, Standa e Mondadori , ndr); e per «illeciti finanziamenti di
uomini politici», ovvero i 21 miliardi al leader psi Bettino Craxi nel
1991, estero su estero. Nel giugno 1998, allorché il processo è a un
passo dalla sentenza, la Fininvest (di Berlusconi) lamenta di non aver
ricevuto dalla magistratura la notifica quale «parte offesa»
teoricamente interessata a costituirsi parte civile contro l’imputato
(Berlusconi) accusato di falsità contabili in suo danno.
Il Tribunale sdoppia allora il processo: accoglie l’eccezione e fa
ricominciare il processo per il falso in bilancio, va invece avanti sui
soldi a Craxi e infligge a Berlusconi 2 anni e 4 mesi per finanziamento
illecito del Psi. Condanna che però viene cancellata dalla prescrizione
del reato, che interviene subito in Appello. Il processo per falso in
bilancio ricomincia nel settembre 1998, ma «salta» su un’altra
eccezione difensiva, accolta dal Tribunale: indeterminatezza del capo
d’imputazione. Come nel gioco dell’oca, si retrocede alle indagini
preliminari. Nuovo rinvio a giudizio, e poi terzo inizio di processo,
ma altro capitombolo: la difesa ricusa uno dei giudici perché già
giudice del patteggiamento di un coimputato. Alla quarta volta che il
processo ricomincia da capo, nel 2002 cambia la legge sul falso in
bilancio. Per le società non quotate (come Fininvest) la condizione per
perseguire il reato è la querela di un socio o di un creditore che si
ritengano danneggiati: e qui nessun socio Fininvest (Berlusconi stesso)
né alcun creditore sporge querela. La legge esclude inoltre la
punibilità se le falsità restano sotto le soglie del 5% del bilancio,
dell’1% del patrimonio netto o del 10% di valutazioni estimative di
singole poste: e in questo processo non c’è, agli atti, una
quantificazione di questo genere per ciascuno degli anni in
contestazione. Dal 2002, perciò, la Procura non fa che tentare invano
di sottrarre all’eutanasia giudiziaria il processo: propone una serie
di ricorsi alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea di Giustizia,
tutti però risoltisi senza censure dirette all’operatività della nuova
legge. Così ieri i giudici Busacca, Meyer e Fagnoni staccano la spina
del processo: non per prescrizione (come chiede il pm Francesco Greco),
ma (come ottengono le difese) «perché il fatto non è più previsto dalla
legge come reato». Assoluzione estesa anche agli ex dirigenti Fininvest
Giancarlo Foscale, Alfredo Zuccotti e all’ex amministratore delegato
Ubaldo Livolsi, poi artefice della quotazione di Mediaset, oggi
banchiere d’affari, presidente di Cinecittà, e consulente
dell’immobiliarista Stefano Ricucci, primo azionista del Corriere con
il 20% di Rcs. «Una sentenza attesa - la saluta Pecorella -, che
applica una legge che corrisponde alle direttive europee e ai principi
costituzionali».
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