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Assolto. Perché il fatto per la Legge non costituisce più reato. Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Oliveri   
martedì 27 settembre 2005
 

Processo All Iberian: Berlusconi salvato dalla legge su misura. Il Premier e le sue leggi "Ad Personam"


dopo nove lunghi anni si arriva ad una sentenza, ma l'accusa viene distrutta dalla Legge sul Falso in Bilancio, approvata nel 2002 dalla maggioranza guidata dallo stesso imputato Berlusconi, che nel frattempo era diventato Presidente del Consiglio.
In questi anni, Berlusconi e la sua maggioranza hanno escogitato di tutto pur di far chiudere i processi nei quali sono coinvolti il Premier e i suoi amici.

Prima di tutte la legge sull'immunità parlamentare del 2003, che contiene il famoso Lodo Maccanico: un ingegnoso scudo per le cinque cariche istituzionali più importanti, tra le quali, guarda caso, il presidente del consiglio.

La norma obbligava la sospensione dei processi fino alla fine del mandato, per far si che il reato andasse in prescrizione.

Ma l'elenco è lungo: 1) La legge sulle rogatorie che ne ha limitato l'uso; 2) la legge sul conflitto di iteressi che esclude sì dal governo chi dirige personalmente televisioni, giornali, industrie: ma non chi li possiede. Ovvero Berlusconi; 3) la legge “Cirami” sul legittimo sospetto, in modo da evitare le sentenze del tribunale di Milano, titolare dei processi contro Berlusconi e la sua combriccola; 4) la legge “Salva Previti” che accorcia i termini delle prescrizioni; 5) l'estensione del condono edilizio alle zone protette, facendo rientrare nella norma anche la lussuosa villa del premier “La Certosa”, segretata dallo Stato come "sensibile obiettivo militare e terroristico".

Per non parlare delle mini leggi e norme locali che agevolano altri amici.


Palesemente, davanti gli occhi di tutti, Berlusconi ha usato l'Italia e la democrazia per pararsi il fondoschiena da ciò che lui dichiara "attacchi illegittimi", ossia le conseguenze dei comportamenti illegali perpetuati dal Premier negli anni da imprenditore, e non solo i suoi.


Ciò che scandalizza è anche il fatto che gli è stato permesso fare ogni suo comodo, senza che nessuno parlasse. Berlusconi è ancora lì, che si vanta (non contando il fantomatico "bis") del suo governo come il più duraturo. Cosa che non sarebbe mai successa in una vera democrazia.

 

Berlusconi "assolto per legge" - La storia del processo All Iberian

(di Luigi Ferrarella su Corriere.it)


Dopo 9 anni di un processo di primo grado, tre volte azzerato da eccezioni procedurali e dunque quattro volte ricominciato da capo, la seconda sezione del Tribunale di Milano assolve Silvio Berlusconi dall’imputazione di falsità contabili per 1.000 miliardi di lire nei bilanci Fininvest 1989-1995 «perché il fatto non è più previsto come reato dalla legge» nuova sul falso in bilancio. Quella approvata nell’aprile 2002 dalla maggioranza parlamentare dell’imputato diventato nel frattempo presidente del Consiglio, ed elaborata con l’apporto significativo di uno dei suoi avvocati, il professor Gaetano Pecorella, deputato di Forza Italia e presidente della Commissione Giustizia della Camera. La formula arricchisce la gamma dei proscioglimenti di Berlusconi, aggiungendosi a 6 prescrizioni, 4 assoluzioni nel merito e una amnistia.


Dal 1996 la Procura, ritenendo d’aver individuato la «tesoreria» occulta di Fininvest nella galassia off-shore architettata dall’avvocato inglese David Mills attorno alla «All Iberian», imputava all’imprenditore Berlusconi di aver utilizzato i contestati fondi extrabilancio per «l’ottenimento di frequenze televisive in violazione dei presupposti di legge»; per «scalate occulte di società quotate ( Rinascente, Standa e Mondadori , ndr); e per «illeciti finanziamenti di uomini politici», ovvero i 21 miliardi al leader psi Bettino Craxi nel 1991, estero su estero. Nel giugno 1998, allorché il processo è a un passo dalla sentenza, la Fininvest (di Berlusconi) lamenta di non aver ricevuto dalla magistratura la notifica quale «parte offesa» teoricamente interessata a costituirsi parte civile contro l’imputato (Berlusconi) accusato di falsità contabili in suo danno.

 

Il Tribunale sdoppia allora il processo: accoglie l’eccezione e fa ricominciare il processo per il falso in bilancio, va invece avanti sui soldi a Craxi e infligge a Berlusconi 2 anni e 4 mesi per finanziamento illecito del Psi. Condanna che però viene cancellata dalla prescrizione del reato, che interviene subito in Appello. Il processo per falso in bilancio ricomincia nel settembre 1998, ma «salta» su un’altra eccezione difensiva, accolta dal Tribunale: indeterminatezza del capo d’imputazione. Come nel gioco dell’oca, si retrocede alle indagini preliminari. Nuovo rinvio a giudizio, e poi terzo inizio di processo, ma altro capitombolo: la difesa ricusa uno dei giudici perché già giudice del patteggiamento di un coimputato. Alla quarta volta che il processo ricomincia da capo, nel 2002 cambia la legge sul falso in bilancio. Per le società non quotate (come Fininvest) la condizione per perseguire il reato è la querela di un socio o di un creditore che si ritengano danneggiati: e qui nessun socio Fininvest (Berlusconi stesso) né alcun creditore sporge querela. La legge esclude inoltre la punibilità se le falsità restano sotto le soglie del 5% del bilancio, dell’1% del patrimonio netto o del 10% di valutazioni estimative di singole poste: e in questo processo non c’è, agli atti, una quantificazione di questo genere per ciascuno degli anni in contestazione. Dal 2002, perciò, la Procura non fa che tentare invano di sottrarre all’eutanasia giudiziaria il processo: propone una serie di ricorsi alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea di Giustizia, tutti però risoltisi senza censure dirette all’operatività della nuova legge. Così ieri i giudici Busacca, Meyer e Fagnoni staccano la spina del processo: non per prescrizione (come chiede il pm Francesco Greco), ma (come ottengono le difese) «perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato». Assoluzione estesa anche agli ex dirigenti Fininvest Giancarlo Foscale, Alfredo Zuccotti e all’ex amministratore delegato Ubaldo Livolsi, poi artefice della quotazione di Mediaset, oggi banchiere d’affari, presidente di Cinecittà, e consulente dell’immobiliarista Stefano Ricucci, primo azionista del Corriere con il 20% di Rcs. «Una sentenza attesa - la saluta Pecorella -, che applica una legge che corrisponde alle direttive europee e ai principi costituzionali».




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