Un dossier del Guardian mostra le
prove: droni, fosforo bianco e attacchi a medici e strutture
sanitarie.
Dopo 1400 morti, di cui oltre 300 bambini, il testo presentato alla conferenza sul razzismo dell'ONU “Durban II” (a Ginevra dal 20 al 25 aprile), parla proprio di crimini di guerra, accusando Israele di aver violato i diritti umani internazionali tramite «la tortura, il blocco economico, le gravi restrizioni di movimento e la chiusura arbitraria dei territori».
Le accuse sono reali ed evidenti, ma non sono bastate al ministro Frattini, che ha tacciato la conferenza di “antisemitismo”, che – vocabolario alla mano – significa “odio e discriminazione nei confronti degli ebrei”. Chiunque si azzarda a criticare lo stato d'Israele e le sue politiche economiche e militari viene sistematicamente accusato di essere antisemita, e per un gioco rovesciato si rischia di passare per razzisti, se si contesta l'uso sproporzionato della forza e del terrore contro le popolazioni palestinesi inermi.
Purtroppo è una tattica usata anche da numerosi israeliani, che mettendo in campo il razzismo nei loro confronti perché “ebrei”, discendenti delle vittime dell'Olocausto, vedono avallarsi gli abominevoli crimini di guerra che adesso tocca a loro esercitare, come se fosse un diritto e un riscatto per quanto subìto dai loro antenati in passato, strumentalizzando per fini ignobili un altro ma altrettanto abominevole episodio storico.
Proprio oggi però, il Guardian – autorevole quotidiano britannico – titola “Ecco le prove”, un dossier che mette nero su bianco le atrocità e le violenze perpetrate dall'esercito israeliano nei confronti dei civili palestinesi.
Si parla
dell'utilizzo dei droni, aerei guidati a distanza e usati contro la
popolazione: il drone permette un'estrema accuratezza, poiché è in
grado di inquadrare un obiettivo da grandi altezze con una precisione
sorprendente. L'utilizzo di questo aereo, comandato dalle sale
dell'esercito israeliano (su suolo israeliano) con un joystick e un
computer – in maniera tristemente simile ad un videogame – ha causato
almeno 48 morti civili secondo Amnesty International, come i bambini
uccisi mentre erano all'interno della loro casa, bombardata con una
precisione millimetrica.
Se nonostante
l'accuratezza e la precisione di quest'arma, si potrebbe parlare di
“errori” (l'esercito israeliano nega del tutto l'uccisione di civili
inermi tramite i droni, episodi confermati però da componenti
dell'esercito britannico), ogni dubbio svanisce quando a testimoniare
non sono solo i sopravvissuti, disperati per aver perso famiglie
intere, ma immagini chiare e inequivocabili: ragazzini usati come scudi
umani durante le operazioni militari, bambini bendati e messi a fianco
di soldati armati o, addirittura, legati alle camionette dell'esercito
israeliano.
I ragazzini
vengono presi casa per casa dai soldati, con la forza, e costretti a
sfilare a fianco dei carri armati per evitare che i militanti di hamas
facciano fuoco.
Le evidenti
violazioni delle leggi internazionali non finiscono qui, purtroppo. Si
continua con gli attacchi al fosforo bianco su luoghi pubblici come le
moschee, o ancora più gravemente su ospedali e cliniche. L'OMS ha
contato più di 50 strutture deliberatamente distrutte o danneggiate
dagli attacchi dell'aviazione israeliana.
Ciò che risulta
chiaro dalle testimonianze è che gli attacchi non sono frutto di
errori, ma azioni condotte con precisione e consapevolezza, come quelle
contro i medici che accorrono in soccorso dei feriti. Gli episodi
parlano chiaro: ambulanze con i lampeggianti e le sirene accese
crivellate di colpi partiti dalle mitragliatrici degli elicotteri,
medici in pettorina arancione fatti a pezzi durante un'operazione di
soccorso. In totale sono 38 i medici uccisi mentre erano in servizio.
Ovviamente i
crimini di guerra israeliani erano già sotto gli occhi di tutti, ben
prima della pubblicazione del dossier. Ma è chiaro che il Guardian è
una fonte difficilmente confutabile, proprio per la sua autorevolezza,
a differenza della fonti locali che vengono sistematicamente screditate
da chi della guerra nella striscia di Gaza ne trae profitto.
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