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Il nuovo anno si apre malissimo per la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Ateneo di Catania: Il c.d.f. ha già deliberato il licenziamento di 18 dipendenti tra il personale T.A., su 33 totali, tutti con contratto a progetto. Il mix esplosivo precariato-riforma Gelmini, è scoppiato cinicamente tra Natale e capodanno, proprio come un bel regalino.
18 famiglie, in un contesto generale di crisi, risentiranno fortemente delle decisioni scellerate del ministro dell'Istruzione, che in giro per l'Italia hanno già mietuto numerose "vittime". Questo episodio è un'altra dimostrazione lampante che l'ultima riforma non attacca affatto i "baroni", gli sprechi o i privilegi all'interno degli atenei, come è visibile a Catania tra auto blu e spettacolini in piazza Università e ai Benedettini, altra bellissima sede dell'ateneo catanese.
Attacca invece l'ultima ruota del carro, l'anello più debole della catena: i lavoratori. Ma oltre il danno c'è anche la beffa: infatti è proprio nei verbali del c.d.f. del Maggio scorso che i 33 dipendenti vengono definiti "indispensabili per la continuazione delle attività all'interno della facoltà". Quindi dito puntato anche contro il Preside.
Un dossier del Guardian mostra le
prove: droni, fosforo bianco e attacchi a medici e strutture
sanitarie.
Dopo 1400 morti, di cui oltre 300 bambini, il testo presentato alla conferenza sul razzismo dell'ONU “Durban II” (a Ginevra dal 20 al 25 aprile), parla proprio di crimini di guerra, accusando Israele di aver violato i diritti umani internazionali tramite «la tortura, il blocco economico, le gravi restrizioni di movimento e la chiusura arbitraria dei territori».
Le accuse sono reali ed evidenti, ma non sono bastate al ministro Frattini, che ha tacciato la conferenza di “antisemitismo”, che – vocabolario alla mano – significa “odio e discriminazione nei confronti degli ebrei”. Chiunque si azzarda a criticare lo stato d'Israele e le sue politiche economiche e militari viene sistematicamente accusato di essere antisemita, e per un gioco rovesciato si rischia di passare per razzisti, se si contesta l'uso sproporzionato della forza e del terrore contro le popolazioni palestinesi inermi.
Purtroppo è una tattica usata anche da numerosi israeliani, che mettendo in campo il razzismo nei loro confronti perché “ebrei”, discendenti delle vittime dell'Olocausto, vedono avallarsi gli abominevoli crimini di guerra che adesso tocca a loro esercitare, come se fosse un diritto e un riscatto per quanto subìto dai loro antenati in passato, strumentalizzando per fini ignobili un altro ma altrettanto abominevole episodio storico.
Proprio oggi però, il Guardian – autorevole quotidiano britannico – titola “Ecco le prove”, un dossier che mette nero su bianco le atrocità e le violenze perpetrate dall'esercito israeliano nei confronti dei civili palestinesi.